23 SETTEMBRE 1943: OTTANTA ANNI FA L’EROICO SACRIFICIO DEL CARABINIERE SALVO D’ACQUISTO

Otto settembre 1943, la seconda guerra mondiale entra in una fase di massima criticità: l’Italia, dopo la caduta del fascismo, si dissocia dall’Asse Roma-Berlino e sottoscrive un armistizio separato con gli alleati anglo-americani. Il regio esercito si dissolve; tra i pochi rimasti a presidiare la continuità istituzionale sono i carabinieri.
I tedeschi, furibondi, danno luogo a una durissima repressione contro quelli che considerano i “traditori italiani”; il clima che si respira in quei duri momenti si percepisce tutto nel lugubre motto “per ogni tedesco dieci italiani”; anche per il fatto che i dieci italiani venivano rastrellati a caso.
Pochi giorni dopo l’otto, un reparto di paracadutisti tedeschi, acquartierati nella zona di Torrimpietra, frazione di Fiumicino, non lontana da Roma, ispezionano alcune munizioni abbandonate; probabilmente utilizzate per la pesca di frodo. Forse a causa di un errore provocano l’esplosione di una bomba a mano; due militari restano uccisi, altri due feriti.
Il sottufficiale comandante del reparto qualifica il fatto come un attentato e ne attribuisce la responsabilità ad attentatori locali; si rivolge allora ai carabinieri di Torrimpietra chiedendo collaborazione; in assenza del maresciallo comandante si rivolgono al giovane vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, nato a Napoli il 15 ottobre 1920, minacciando una sanguinosa rappresaglia qualora non venissero individuati gli attentatori. D’Acquisto svolge le prime indagini e riscontra presto che l’esplosione è conseguenza di un caso fortuito e di questo cerca di convincere il comandante tedesco; ma questi rimane irremovibile sulla tesi dell’attentato. Non soltanto, il sottufficiale tedesco minaccia di attuare la tristemente celebre “ordinanza Kesserling” (dal nome del feldmaresciallo Albert Konrad Kesserling, responsabile dell’intero settore sud del teatro di guerra), in sostanza la disposizione che prevede i massacri di civili.
Il 23 settembre di 80 anni fa i tedeschi rastrellano così 22 cittadini scelti a caso, tra cui un 13-enne; un 23° sarà aggiunto in seguito. Nuovamente interrogato, D’Acquisto conferma il risultato delle sue indagini sull’origine accidentale dell’esplosione; per questo sarà sottoposto a un pestaggio mantenendo tuttavia un comportamento calmo e dignitoso. Verificata l’impossibilità di scoprire gli inesistenti colpevoli il comandante dà gli ordini per le operazioni di fucilazione; operazioni che comprendevano lo scavo, da parte degli accusati innocenti, di una grande fossa comune.
È in quel momento che Salvo D’Acquisto compie il suo gesto eroico auto-accusandosi, davanti all’attonito comandante tedesco, di essere lui l’autore materiale dell’attentato.
Questa la testimonianza di uno dei presenti: “All’ultimo momento, però, contro ogni nostra aspettativa, fummo tutti rilasciati eccetto il vicebrigadiere D’Acquisto. […] Ci eravamo già rassegnati al nostro destino, quando il sottufficiale parlamentò con un ufficiale tedesco a mezzo dell’interprete. Cosa disse il D’Acquisto all’ufficiale in parola non c’è dato di conoscere. Sta di fatto che dopo poco fummo tutti rilasciati: io fui l’ultimo ad allontanarmi da detta località.”
Ad essere fucilato sarà soltanto il carabiniere-eroe Salvo D’Acquisto; un testimone riferirà più tardi di aver udito il grido “viva l’Italia”.
Per alcuni giorni il corpo rimane nella fossa, poi due donne, Wanda Baglioni e Clara Lambertoni, provvedono a trasportare il corpo nel cimitero locale.
Nel 1947 la madre ottiene l’autorizzazione alla traslazione delle spoglie a Napoli; nel 1986 vengono nuovamente traslate dapprima in una camera ardente presso il Comando della Legione Carabinieri Campania e poi al Sacrario Militare di Posillipo, dove riposa tuttora con gli onori attribuiti a uno dei massimi eroi dell’Italia contemporanea.
Nell’80° del sacrificio l’Arma dei Carabinieri e gli italiani ricordano con commozione e riconoscenza chi ha dato la vita per la salvezza delle persone che il dovere aveva messo sotto la sua protezione.
Al ricordo e alle onoranze si aggiunge quella di papa Francesco che ha dedicato un’udienza speciale in piazza S. Pietro ai rappresentanti dell’Arma, cui ha rivolto queste parole: «Vi ringrazio per essere venuti. È bello incontrarvi. Oggi siamo qui nel ricordo del Vice Brigadiere Salvo D’Acquisto, Servo di Dio ed Eroe della Patria».
Per Salvo è attualmente in corso il procedimento di beatificazione.

Pubblicato in Cultura | Contrassegnato | Lascia un commento

È andato in scena con successo a Viterbo il terzo incontro del Salotto degli Artisti

VITERBO – Un pomeriggio all’insegna della cultura. Un percorso fra i ricordi, i segreti, la poesia, la musica e l’arte di una Viterbo meravigliosa. Alla presenza di un Continua a leggere

Pubblicato in Arte, Cronaca, Cultura | Contrassegnato , | Lascia un commento

10 settembre 1897: muore Ugo Foscolo, il poeta senza radici

“Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo
Di gente in Gente, mi vedrai seduto
Su la tua pietra, o fratel mio…”

Geopolitica e vita privata, amore e morte; le più cupe e irrisolte contraddizioni scuotono l’esistenza del più importante poeta dell’età di mezzo fra Neoclassicismo e Romanticismo.
Niccolò Foscolo nasce primogenito di quattro fratelli il 6 febbraio 1778 sull’isola greca Zante, conosciuta anche come Zacinto, allora possedimento della Repubblica di Venezia, da una modesta famiglia di padre veneziano e madre greca: “[…] non oblierò mai che nacqui da madre greca, che fui allattato da greca nutrice e che vidi il primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto, risuonante ancora de’ versi con che Omero e Teocrito la celebravano.”
Trascorre la prima giovinezza tra Dalmazia e Croazia; a Spalato studia nel seminario arcivescovile. Dopo la morte del padre (1788) torna a Zante e continua gli studi.
Di intelligenza brillante non è però studente disciplinato a causa di un carattere ribelle e passionale e di uno straordinario senso di giustizia. Giovanissimo si oppone vigorosamente a un tentativo di linciaggio degli ebrei del ghetto da parte degli isolani.
Agli inizi del 1789, quando in Francia stava per scoppiare la Rivoluzione Francese, la madre si trasferisce a Venezia; lì, tre anni dopo la famiglia si ricongiunge.
Ancora giovane decide di mutare il suo nome in Ugo; i due fratelli Giovanni Dionigi e Costantino Angelo moriranno suicidi.
Nella città lagunare Ugo compie studi più regolari e grazie agli insegnamenti di valenti maestri si appassiona agli studi classici greci e latini; diventa un assiduo frequentatore della grande Biblioteca Marciana (Marciana sta per “dedicata a San Marco”) dove trascorre intere giornate e diviene amico del prefetto bibliotecario Iacopo Morelli, fine letterato e scrittore, che lo consiglierà nella scelta delle letture.
Contemporaneamente stabilisce una forte amicizia con il bresciano Gaetano Fornasini, cui invia i suoi primi componimenti. A poco a poco i suoi versi cominciano a circolare.
Iacopo Morelli lo introduce negli ambienti colti della nobiltà veneziana; qui incontra Ippolito Pindemonte, poeta, letterato e traduttore dell’Odissea e altri importanti poeti, tra i quali Aurelio de’ Giorgi Bertola, cui dedicherà alcuni versi.
Diviene frequentatore del salotto della bella nobildonna Isabella Teotochi Albrizzi con la quale intraprenderà una relazione sentimentale, malgrado Isabella avesse 18 anni più di lui.
Gli anni della sua formazione intellettuale coincidono con quelli della Rivoluzione Francese e quell’evento non mancherà di contagiare gli ambienti colti italiani, nei quali brilla la stella dello scrittore milanese Alessandro Manzoni, di sette anni più giovane di Ugo.
Foscolo è un’antenna sensibile e capta stimoli e sollecitazioni provenienti da varie direzioni; negli anni ’90 stringe contatti con intellettuali bresciani e padovani tra i quali spicca Melchiorre Cesarotti (1730-1808), conosciuto, fra l’altro, per aver tradotto i “Canti di Ossian”, un’importante opera dello scozzese James Macpherson, dove Ossian è un antico cantore celtico; una sorta di Omero dell’antica isola britannica. L’onda poderosa del Romanticismo sta per travolgere l’Europa.
Negli anni ’90 rimane impressionato dalla figura del drammaturgo e poeta Vittorio Alfieri (1749-1803) e nel 1795, all’età di 17 anni, compone la tragedia “Tieste” che racconta in versi il terribile e macabro contrasto fra Atreo, re di Argo e suo fratello Tieste. Foscolo invia il testo a Melchiorre Cesarotti e all’Alfieri; l’opera verrà in seguito rappresentata con buon riscontro di successo al teatro Sant’Angelo di Venezia; ma l’irrequieto autore bolla in questo modo la sua creatura: “si ebbe forse più applausi che non meritasse”.
Un’altra tragedia, “l’Edippo”, andrà perduta finché l’italianista, accademico e specialista foscoliano Mario Scotti ne ritrova il manoscritto nel 1978 nell’archivio della rivista “Civiltà Cattolica”.
Intorno al 1796, all’età di 18 anni, redige un documento denominato “Piano di Studi” in cui progetta il proprio percorso di formazione intellettuale tra storia, morale, politica, metafisica, teologia, poesia, critica etc., gli autori, antichi e contemporanei, da studiare e le coordinate orientative della propria futura produzione letteraria.
Nel biennio 1796-1797 lascia Venezia e i suoi salotti e va a vivere a Padova, in quegli anni un vero laboratorio culturale; qui scrive alcuni articoli di carattere politico che gli attirano però i sospetti dell’establishment veneto. Per diversi mesi si isola nell’area dei colli Euganei.
Più tardi si trasferisce a Bologna dove aderisce alla “Repubblica Cispadana”, uno dei primi esperimenti di repubblica in un’Europa dominata dalle monarchie assolute; sosterrà Napoleone fino a quando, come molti altri intellettuali italiani (tra cui Manzoni) non riscontrerà essersi trasformato in un “tiranno”.
Nel maggio del 1897, all’età di 19 anni, torna a Venezia, ormai contagiata dalle istanze repubblicane, “a spargere le prime lagrime libere”. Ma quando, il 17 ottobre 1797, Napoleone firma il Trattato di Campoformio con l’Austria, svendendo la Repubblica Veneta agli Asburgo, il 19-enne Foscolo è furibondo; questo il racconto di un testimone presente a un intervento del poeta in un’assemblea pubblica durante il quale prende la parola “per vomitare tutte le imprecazioni possibili contro il generale Bonaparte. Armato di un pugnale, facendo esclamazioni e contorsioni orribili, lo ha immerso con furore nel parapetto della tribuna, giurando di immergerlo allo stesso modo nel cuore del perfido Bonaparte”.
La delusione indurrà diversi patrioti al suicidio; una spinta suicida che contagia lo stesso Ugo che farà anche esperienze di consumo di oppio.
Deluso, abbandona Venezia e si esilia in Milano dove conosce Parini e Vincenzo Monti, il traduttore dell’Iliade, col quale avrà un rapporto controverso, anche a causa del particolare interesse che Foscolo mostra per la di lui moglie, l’avvenente attrice Teresa Pikler. A Milano entra in contatto con i maggiori patrioti e letterati italiani di tendenza repubblicana.
Deluso dalla politica e dal difficile amore per Teresa Pikler Ugo continua il suo inestinguibile pellegrinaggio in cerca dell’impossibile soddisfazione per i suoi ideali di libertà, uguaglianza e di perfezione letteraria tentando di annegare le sue ansie e le sue delusioni nello studio e nella scrittura.
Verso la fine del ’98 si trasferisce a Bologna dove scrive per la rivista politico-culturale “Il Genio Democratico”; i suoi scritti finiscono anche su “Edimburgh Review”.
A Bologna inizia la scrittura e la pubblicazione del romanzo epistolare “Ultime lettere di Jacopo Ortis”; il cognome “Ortis” è scelto in memoria del giovane Girolamo Ortis, morto suicida nel ’76 con un colpo di pugnale. Il medesimo tipo di morte auto-inflitta dal fratello di Ugo, Giovanni Foscolo, a causa di una grossa somma persa al gioco che non poteva pagare. In memoria di quel tragico evento comporrà la celeberrima e drammatica “In morte del fratello Giovanni”.
A cavallo di ‘700 e ‘800 si arruola nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina; inseguendo il sogno di un’Italia liberata e repubblicana partecipa a varie battaglie contro l’Austria degli Asburgo venendo ferito due volte, imprigionato e poi liberato. Partecipa anche alla difesa di Genova.
Seguono anni di intensa attività letteraria, di carattere sia poetico che politico; molte delle sue maggiori opere sono di quel periodo. La sua produzione si ispira ai canoni stilistici di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), grande letterato, storico dell’arte e archeologo tedesco, il maggiore teorico del Neoclassicismo, che ispirerà gli artisti di tutta Europa, compreso il celebre scultore italiano Antonio Canova (1757-1822).
Ma la letteratura non estingue il pellegrino senza meta che abita in lui e viene il “tempo che un giovine di venticinque anni abbandoni l’ozio letterario”; si arruola nei reparti italiani a sostegno della rivoluzione francese. In Francia conosce lady Fanny E. Hamilton, che chiamerà Sophia, sposata ma con cui avrà una relazione sentimentale dalla quale, nel 1805, nasce la figlia Mary, che però chiamerà Floriana.
Malgrado gli spostamenti continua a scrivere. A Parigi incontra Alessandro Manzoni dove viveva con la madre Giulia Beccaria, figlia del celebre giurista e letterato Cesare Beccaria, padre fondatore del diritto moderno. Foscolo lascia un’impronta indelebile nella formazione del giovane Alessandro.
Tra il 1806 e il 1809 soggiorna nuovamente in Italia dove avrà un’intensa attività letteraria ottenendo la cattedra di “eloquenza” all’Università di Pavia per “chiara fama”. A questo periodo appartiene la composizione del celebre carme “Dei sepolcri”.
Dopo un ulteriore periodo randagio per città e amori italiani, inseguito dalla polizia austriaca si trasferisce in Svizzera e poi in Inghilterra; nel settembre 1816 è a Londra dove trova una calorosa accoglienza da parte dei circoli intellettuali inglesi: “da che toccai l’Inghilterra ebbi lieta ogni cosa…”.
Malgrado i suoi continui successi letterari alcuni investimenti avventati lo riducono in povertà; fortunatamente ritrova la figlia Mary-Floriana che lo assiste amorevolmente.
Non ancora 50-enne gli viene diagnosticata una grave malattia al fegato e successivamente ai polmoni; Ugo Foscolo muore il 10 settembre del 1827 all’età di 49 anni. Due anni dopo, all’età di 24 anni muore anche Mary.

Pubblicato in Cultura, Letteratura | Contrassegnato | Lascia un commento

L’affascinante storia della Biblioteca Alexandrina

Questo è il breve racconto dell’affascinante e tormentata storia di uno dei più importanti centri culturali di tutti i tempi: la Biblioteca di Alessandria. Alessandria d’Egitto (al-Iskandariyya; Alexándreia; Alexandrea ad Aegyptum in arabo, greco e latino) si trova sulla costa mediterranea dell’Egitto, a pochi chilometri a ovest del delta del Nilo (oggi è la seconda città egiziana e il maggiore porto nazionale). La biblioteca venne edificata nel III secolo a.C. sotto la dinastia tolemaica, come corpo annesso al “museion”, l’edificio dedicato alle figlie nate dal rapporto di zeus con mnemosýne (divinità della memoria), ossia le muse, le divinità ispiratrici delle arti. La biblioteca era governata da una folto gruppo di esperti sotto la direzione di un soprintendente che veniva nominato direttamente dal faraone; secondo alcune fonti la biblioteca arrivò a contenere quasi 500 mila “rotoli” (così erano fatti i libri di allora; per questo ancora oggi si dice “volume”). Quando i volumi raccolti furono troppo numerosi si rese necessaria l’edificazione di una seconda struttura: il “Serapeo” (“Il Serapeo, il cui splendore è tale che le semplici parole possono solamente sminuirlo…”; Ammiano Marcellino, storico romano). La biblioteca è probabilmente da mettere in relazione anche con la contemporanea impresa di tradurre l’Antico Testamento dall’ebraico al greco; traduzione conosciuta come “Bibbia dei Settanta” (o Septuaginta).
Gli ambiti tematici della biblioteca e i curatori coprivano tutti i campi del fiorente sapere ellenistico: filosofia, matematica, poesia, lessicografia, filologia, retorica, geografia, astronomia etc.
Le fonti e i documenti relativi alla vita e alle distruzioni della biblioteca di Alessandria sono molti ma non di rado incerti, incompleti e contraddittori, per cui una ricostruzione storiograficamente fedele e completa dei fatti è estremamente difficile; a tale riguardo è opportuno considerare due importanti premesse. La prima consegue al fatto che l’Egitto, come tanti altri territori mediterranei e mediorientali, era profondamente influenzato dalla cultura “ellenistica” di origine greco-romana (che la storiografia colloca fra il IV e il I a.C.) al punto che quella tolemaica è considerata dagli storici una dinastia greco-egizia (molto probabilmente discendente da un ex generale di Alessandro Magno; 356 a.C. – 323 a.C.), ). La seconda premessa costituisce in realtà un chiarimento: la filosofia, la matematica e la cultura ellenistiche, spesso considerate come massima espressione del pensiero laico e razionale, erano non di rado influenzate dallo “gnosticismo”, ossia un articolato complesso di credenze, religioni, riti etc. che, attraverso la conoscenza, ritenevano di pervenire alla verità divina; un percorso che implicava l’iniziazione, l’osservanza di rigide regole e gerarchie, i maestri, la “schola” e, talvolta, la natura settaria. Sfortunatamente le scuole erano molte e questa proliferazione favorì da un lato conflitti ed eresie e, dall’altro, il sincretismo, ossia la fusione e l’adattamento reciproco fra filosofie e religioni diverse. Tale caratterizzazione gnosticista è considerata da diversi storici come una delle possibili ragioni alla base delle famose “distruzioni” cui, nei secoli, sarebbe stata sottoposta la biblioteca di Alessandria da parte di religioni ostili allo gnosticismo, quali il cristianesimo e l’islam. Le ripetute distruzioni della biblioteca di Alessandria costituiscono ancora oggi uno degli snodi interpretativi più complicati e controversi, comprendenti anche la possibilità che alcuni incendi siano avvenuti per cause meramente accidentali e che taluni condottieri ne abbiano letteralmente inventato e rivendicato la distruzione al solo scopo di rafforzare il proprio credito fra i seguaci.

Gli eventi distruttivi più accreditati o ritenuti possibili dalla storiografia ufficiale sono ristretti a quattro circostanze: l’incendio del 48 a.C. attribuito, ma con molti margini d’errore, a Giulio Cesare; la distruzione avvenuta durante la campagna dell’imperatore Lucio Domizio Aureliano contro Zenobia di Palmira (270 d.C. circa); l’editto contro il paganesimo dell’imperatore Flavio Teodosio I (400 d.C. circa); l’incendio durante l’occupazione araba del 642 d.C. su comando del califfo Omar. Come si è detto sopra, i saperi di natura settario-scolastica erano guardati con grande sospetto dai capi politico-religiosi. Si racconta che, quando gli arabi incendiarono la biblioteca, usarono i libri come combustibile per riscaldare l’acqua dei bagni riservati all’esercito e che questi mantennero il fuoco attivo per sei mesi (ma anche questo racconto è da prendere come elemento da repertorio narrativo).
La continuazione di questo esperimento storico è l’attuale “Bibliotheca Alexandrina”, inaugurata in Alessandria d’Egitto il 16 ottobre 2002, su iniziativa dell’UNESCO, con finanziamenti arabi e progetto norvegese. Attualmente è una delle più importanti biblioteche del mondo.

Pubblicato in Cultura | Lascia un commento

LA SCOMPARSA DEL GRANDE MAESTRO ALESSIO PATERNESI. LA TUSCIA PERDE UNO DEI SUOI FIGLI MIGLIORI

Dalla provincia al mondo; nato il 28 ottobre 1937 a Civita Castellana è proprio dalla terra dei Falisci che Alessio Paternesi inizia il suo pedinamento sulle tracce della sintassi intima della forma.
Le biografie non sono ricche di dettagli ma non sorprende la parabola accelerata di Paternesi nei circuiti dell’arte contemporanea: appena 22-enne è già nella rosa degli artisti della VIII Quadriennale di Roma, cugina della Biennale di Venezia ma espressamente dedicata all’arte contemporanea italiana, oggi partecipata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma.
Parteciperà all’importante appuntamento romano in altre tre edizioni.
Nel 1962, all’età di 25 anni, realizza la sua prima personale alla galleria “La Pantera” di Lucca.
Da quel momento le coordinate della sua intensa attività artistica sono due: il mondo e il territorio.
Espone negli Stati Uniti e in diversi paesi europei ma numerosi sono i suoi interventi nella provincia di Viterbo, specialmente negli anni ‘90. Nel ’95-’98 Paternesi realizza il celebre monumento ai facchini di Santa Rosa di piazza della Repubblica e il monumento in bronzo dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale di piazza del sacrario di Viterbo.
Sei anni dopo, a Friburgo, importante centro della Germania sud-occidentale, vicina al confine francese, viene inaugurata l’opera in bronzo “Lupa Capitolina”, realizzata in collaborazione con la “Società Dante Alighieri”, in occasione dell’apertura di una nuova via dedicata alla Città di Roma.
Nel 2007, a Bagnoregio, realizza la scultura in bronzo dedicata allo scrittore Bonaventura Tecchi insieme alla riqualificazione della celebre piazzetta-gioiello dalla quale si accede al ponte “cordone ombelicale” che, scavalcando parte della Valle dei Calanchi, collega la Città che muore al resto del mondo.
Nello stesso anno, nel mese di ottobre, la Provincia di Viterbo, in coincidenza della duplice ricorrenza degli 80 anni dell’ente locale e dei 70 dell’artista, gli dedica “Parentesi Paternesi: anagramma della vita di un Artista”, una grande mostra allestita nel Palazzo dei Papi.
Nel 2013 a Viterbo viene presentato “Dalla terra alla forma”, un volume interamente dedicato alle opere in ceramica di Paternesi; quattro anni dopo, nella natia Civita Castellana, viene inaugurata la “Fontana delle acque vergini”, opera commissionata all’artista dal comune e, a Viterbo, una mostra antologica a Palazzo dei Priori in occasione del suo 80° compleanno.
Mentre tutto questo andava in scena in provincia di Viterbo il comune di Roma, nel 2005, gli commissiona il “Monumento in ricordo della Liberazione di Roma” in Piazza Venezia, davanti all’Altare della Patria (inaugurato nel 2006) e, su un’idea del pittore surrealista e architetto cileno Roberto Sebastiàn Matta Echaurren, amico personale di Paternesi, allestisce la mostra itinerante “Indovina la Commedia”, formata da una serie di dipinti ispirati al capolavoro dantesco.
Sul piano stilistico la pittura di Paternesi consegna all’interpretazione dell’occhio umano gruppi di figure tratte da un’umanità lontana, talvolta slavate, spesso nude, colte in espressioni assenti, bloccate in muti gesti primari come ballerini o attori prima della performance, raccontate con coloriture trattenute, spesso emergenti da uno sfondo vegetale riccamente ricamato.
La scultura di Paternesi sviluppa figurazioni mollemente ripiegate su forme primarie, come un investimento sulla plasticità della materia prima.

“La tua pittura ha l’odore della terra sa di creta e di fango, di rugiada all’alba d’ocre dorate, rossi cupi e silenzi sereni che riposano già in un cavallo, un gatto, una ragazza nuda”.
Rafael Alberti; Roma settembre 1975

Pubblicato in Arte, Cronaca, Cultura | Contrassegnato | Lascia un commento

16 AGOSTO 1920: NASCE IL POETA-SCRITTORE RANDAGIO CHARLES BUKOWSKI

Non è chiaro se “Vita spericolata” di Vasco Rossi sia ispirata a Charles Bukowski ma è certo che il poeta-scrittore americano rappresenti un passaggio ineludibile per chiunque voglia approfondire l’antica questione del rapporto fra biografia e produzione letteraria e di quanto della prima fluisca nella seconda. O, se si vuole, stabilire se scrivere serve a vivere o piuttosto il contrario.
Nato in Germania il 16 agosto di 103 anni fa, all’indomani della fine della prima guerra mondiale, da padre militare USA di origini tedesco-polacche e madre tedesca, Heinrich Karl Bukowski si trasferisce con la famiglia, nel 1923, nella città di Baltimora e, nel 1930 a Los Angeles. Karl diventerà Charles.
La grande depressione degli anni Trenta, la disoccupazione, il carattere violento e la cinghia del padre dosata “tre volte la settimana” sono la sua prima formazione. Presto si aggiungeranno la discriminazione dei vicini, l’estrema timidezza, la solitudine e persino una grave forma di acne. Da adulto parlerà della sua infanzia come di un “film horror”.
A 14 anni inizia la frequentazione del suo migliore amico e compagno di vita: l’alcol.
Forte di questo sostegno esistenziale si iscrive all’High School e ai corsi di arte, letteratura e giornalismo all’università.
In gioventù frequenta gruppi sia di destra che di sinistra; cosa che gli attirerà diverse critiche. Questo il suo commento su quelle frequentazioni giovanili: “…era più facile scroccare da bere a quelli di destra che alle vecchie nei bar”.

Nel 1944, in piena seconda guerra mondiale, è arrestato per renitenza alla leva ma dopo un esame psico-attitudinale viene dichiarato non adatto al servizio militare.
Nello stesso anno comincia a pubblicare racconti su riviste e raccolte ma senza fortuna; reagisce all’insuccesso con “una sbronza di dieci anni” durante i quali vagabonda per gli Stati Uniti facendo lavori saltuari e sopravvivendo in pensioni economiche.

Nel 1955, dopo una sbronza finisce in ospedale per una grave ulcera perforante da cui sopravvive miracolosamente; riprende a scrivere componendo poesie. Due anni dopo sposa la poetessa Barbara Frye, direttrice della rivista Harlequin dove aveva pubblicato alcune delle sue poesie. Il divorzio arriva due anni dopo, nel 1959. Charles continua a bere e scrivere.

La scrittura di Charles Bukowski è una scrittura pittorica, intensa, fatta di pennellate forti e penetranti in cui il sublime e gli escrementi sono alla minima distanza. È l’esito irrisolto delle sue visioni e dei suoi incubi; ma l’effetto finale sul lettore è quello di una forte accelerazione della coscienza.
Nel 1960 ottiene un posto fisso alle poste di Los Angeles a intraprende un’intensa storia d’amore con Jane Cooney Baker. La donna muore nel 1962 e Charles elabora la lacerante perdita con una successione di poesie estreme e dolenti.

Nel 1964 ha una nuova ma controversa relazione con Frances Smith dalla quale nascerà la sua unica figlia, Marina Louise.
Il successo sta per arrivare perché agli inizi dei ’60 gli editori d’avanguardia Jon Edgar Webb e la moglie Gypsy Louise detta “Lou”, fondano a New Orleans la casa editrice Loujon Press (Loujon è la fusione dei nomi dei due fondatori), espressamente rivolta ad autori emergenti. Oltre ai libri Loujon Press pubblica anche la rivista letteraria The Outsider literary magazine.
La nuova casa editrice accetta di pubblicare i suoi libri e Bukowski diviene rapidamente un autore di primo piano in tutto il circuito della letteratura alternativa. L’opera in racconti “Storie di ordinaria follia” è il soggetto per l’omonimo film di Marco Ferreri, girato in inglese negli USA nel 1981, interpretato da Ornella Muti e Ben Gazzara.
Dopo il successo le sue opere saranno pubblicate anche dalle case editrici maggiori.
Nel 1988 si ammala di tubercolosi; muore nel 1994, all’età di 74 anni per una leucemia fulminante.

Pubblicato in Cultura, Letteratura | Contrassegnato | Lascia un commento

BAGNOREGIO – VITERBO OMBRE FESTIVAL RADDOPPIA

“𝘛𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 è 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘤𝘤𝘢𝘥𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘰𝘮𝘣𝘳𝘢, 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰.
𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘪 𝘴𝘢 𝘯𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘦𝘳𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘶𝘰𝘮𝘪𝘯𝘪.”

#OmbreFestival è un momento in cui concedersi il privilegio di riflettere, non solo sull’assenza di luce, ma sulla necessità di conoscere ed attraversare le zone d’ombra.

Cartellone dai grandi numeri per Ombre festival 2023 che sulla rotta Viterbo-Bagnoregio, dal 20 al 30 luglio, mette in scena quello che probabilmente sarà uno dei maggiori eventi di promozione della legalità dell’Italia contemporanea.
Centro storico, piazza San Lorenzo, piazza della Repubblica e piazza del Gesù disegnano la geografia della legalità con un ricco menu di incontri ravvicinati con politici, magistrati, giornalisti, scrittori e testimoni del tempo di primissimo piano.
Cervello, cuore e braccia dell’iniziativa è l’associazione Ombre (ex Mariano Romiti), presieduta da Alessandro Maurizi, in collaborazione con i comuni di Viterbo e Bagnoregio: “Il ritorno di Ombre Festival è un valore aggiunto per la città, un’eredità inestimabile che abbiamo voluto riprendere a coltivare per i messaggi che lancia alla comunità – ribadisce la sindaca Chiara Frontini – e la novità di quest’anno è la compartecipazione con il Comune di Bagnoregio, questo perché vogliamo far crescere la Tuscia come territorio collettivo”.
Da quest’anno il festival può esibire un ulteriore prestigioso titolo nel suo già ricco palmares: il patrocinio della Polizia di Stato «Proprio per l’alto valore della manifestazione come Polizia abbiamo scelto di dare il patrocinio ufficiale», dichiara il questore Fausto Vinci alla presentazione tenuta a Palazzo dei Priori. «Vogliamo avvicinare i giovani alla legalità, per questo parteciperemo attivamente con un concerto in piazza San Lorenzo della Banda della Polizia interamente dedicato a Ennio Morricone; e con alcuni spazi dedicati, come quello della graphic novel “Il Commissario Mascherpa”, fumetto di uno dei disegnatori di Dylan Dog: Bruno Brindisi».
L’impegno della Polizia di Stato compare anche nell’esposizione, in piazza del Plebiscito, dei resti della QuartoSavona 15, l’auto della scorta di Giovanni Falcone coinvolta nella strage di Capaci: una “reliquia laica” che rimarrà esposta fino al 28 luglio, giorno della visita istituzionale del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ospite del festival.
Nelle dieci serate in cui si articola il festival, tra i molti ospiti spiccano Luigi De Magistris, Sigfrido Ranucci, Beppe Convertini, Tiberio Bentivoglio, Mario Giordano e Massimo Franco. Ci saranno anche scrittori della Tuscia da Giorgio Nisini ad Anna Maria Stefanini, a Federica De Waure.
Il programma definitivo degli eventi del festival è stato reso noto ed è ststo anticipato dal presidente dell’Associazione Ombre, Alessandro Maurizi, ha anticipato alcuni dei nomi che parteciperanno a questa rassegna. «Questa è forse – ha dichiarato – l’edizione migliore di sempre. Il 26 luglio avremo Tina Montinaro, moglie del caposcorta di Falcone rimasto ucciso nella strage di Capaci, per presentare il suo ultimo libro “Non ci hanno fatto niente”. Ma anche il magistrato Nicola Gratteri e la giornalista Federica Angeli».
Nicola Gratteri e Federica Angeli sono entrambi sotto scorta.
“Ombre – aggiunge la sindaca di Viterbo- è un festival di successo e il suo successo è il successo di tutta la città. Una manifestazione che già in passato ha segnato la vita culturale di Viterbo e che quest’anno ritorna. Ma non sarà uguale a se stessa. Sarà qualcosa di nuovo, un rilancio che in qualche modo va a riempire lo spazio lasciato vuoto da Caffeina. Al centro resta sempre il tema della cultura della legalità e del rispetto, che l’amministrazione ritiene un messaggio importante e fondamentale”.
La manifestazione comprende anche un incontro interreligioso in collaborazione con la diocesi di Viterbo e le varie le comunità religiose della provincia, la rappresentazione di un processo simulato e, in piazza del Gesù, una serie di concerti Jazz”.

Pubblicato in Cultura | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Frida Kahlo e Giacomo Leopardi: cosa hanno in comune?

È possibile accostare Frida Kahlo a Giacomo Leopardi? Cosa possono avere mai in comune l’ottocentesco poeta italiano e la novecentesca pittrice messicana? Una divergenza stilistica tuttavia curvata sotto la pressione della comune matrice della sofferenza. E questo non è un trascurabile effetto perché avere la sofferenza per compagna di vita dilata la percezione e orienta lo sguardo sul mondo.

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon nasce a Città del Messico, delegazione di Coyoacán, il 6 giugno di 114 anni fa, da padre tedesco e madre messicana. Da giovanissima si avvicina ai movimenti socialisti e rivoluzionari messicani ma ignorava il terribile agguato che il destino aveva in serbo per lei: nel 1925, a 18 anni, rimane coinvolta in un terrificante incidente stradale che segnerà la sua intera esistenza: tripla frattura alla colonna vertebrale, frattura del femore e di diverse costole, 11 fratture alla gamba sinistra; una sbarra metallica le penetra nell’anca provocandole una frattura multipla all’osso pelvico.

Dopo una lunga degenza in ospedale in cui viene sottoposta a 32 interventi chirurgici e ad una pesante ingessatura è costretta ad una prolungata immobilità in casa. È in questo periodo che inizia a leggere (soprattutto libri sul comunismo) e a dipingere; per facilitarla i genitori le procurano un letto speciale, l’occorrente per dipingere e un grande specchio sul soffitto, in modo da potersi guardare. Le sue prime opere sono autoritratti: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”; questa la sua motivazione.

Quando finalmente le tolgono il gesso ricomincia a muoversi ma sempre con forti dolori che l’accompagneranno per tutta la vita. Per sua fortuna la pittura era diventata la sua grande passione ed una ragione di vita; le sue opere si possono qualificare come un originale mix fra naif tragico e surrealismo alla Dalì. La sua biografia artistica cambia quando decide di sottoporre i suoi quadri all’importante pittore e muralista messicano Diego Rivera. Rivera rimane molto colpito dalle opere di Frida e la incoraggia a continuare; la introduce anche nel Partito Comunista Messicano; nel 1929 si sposano. Ma fu un matrimonio con molti tradimenti extraconiugali da parte di entrambi; Frida avrà diversi rapporti, etero e omosessuali; tra le relazioni che le vengono attribuite figurano il rivoluzionario russo, in fuga da Stalin, Lev Trockij, il poeta francese André Breton e la fotografa italiana Tina Modotti.

Ha anche un aborto spontaneo, causato dalle conseguenze dell’incidente del 1925.

Nel 1939, quando Rivera intraprende una relazione con la sorella di lei, Cristina Kahlo, i due divorziano; ma l’anno successivo sono nuovamente insieme.

Nel 1953, a seguito di una gangrena le viene amputata la gamba destra; l’anno successivo, all’età di 47 anni muore a causa di una grave embolia polmonare. Queste le sue ultime parole riportate sul diario: “Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più”.

Anna Maria Stefanini

Pubblicato in Arte, Letteratura | Contrassegnato , | Lascia un commento

171 anni fa nacque Antoni Gaudi: dalla materia all’opera d’arte

Barcellona e tutta la Catalogna appartengono alla geografia dell’anima e una parte notevole di questo mosaico a cielo aperto viene dalle opere di Gaudì.

Antoni Placid Guillelm Gaudì y Cornet nasce 171 anni fa nella popolosa Reus, nella provincia di Tarragona, in Catalogna. la vita comincia a mordere presto il piccolo Antoni: la madre lo abbandona in tenera età, come un fratello e una sorella e una dolorosa forma reumatica gli sarà compagna di vita. Una dura formazione che influirà sul suo carattere schivo e riservato e sulla sua sensibilità artistica e stilistica.

Gaudì fu uno strano studente, piuttosto svogliato ma dotato di lampi di genio che sbalordivano compagni ed insegnanti. Il suo talento grafico lo convinse ad iscriversi, a 17 anni, alla celebre “Llotja”, l’Accademia di Belle Arti di Barcellona, quella dove hanno studiato anche Picasso e Joan Mirò, intraprendendo gli studi di architettura. I suoi studi furono piuttosto irregolari, intervallati dal servizio militare e dalla pratica presso svariati cantieri di Barcellona ma questo non gli impedì di conseguire un brillante diploma finale.

Il primo incarico professionale fu la progettazione di lampioni per la Plaça Reial di Barcellona in cui mise per la prima volta in mostra il suo eccezionale talento creativo; ma ciò che cambiò la sua vita fu l’incontro con l’industriale visionario e mecenate Eusebi Güell.

Grazie alla generosità di Güell Gaudì realizzò opere che divennero celebri: i “Padiglioni Güell”, il “Palau Güell” e il “Parco Güell”; tutte caratterizzate da un’originalissima combinazione di materiali, natura, scultura e architettura che altro non possono definirsi che opere d’arte espresse in forma di ambienti urbani.

Nel 1904, su committenza dell’industriale Josep Batlló i Casanovas, realizza a Barcellona “Casa Batlló”, un’abitazione con una facciata mozzafiato (patrimonio dell’umanità UNESCO nel 2005); tra il 1906 e il 1912, sempre a Barcellona realizza “Casa Milà”, un altro gioiello che concorre a fare della capitale catalana una galleria a cielo aperto.

Ad oggi sono sette le opere di Gaudì realizzate a Barcellona che figurano nell’elenco dei patrimoni UNESCO dell’umanità, al punto che si può affermare che esiste un “itinerario Gaudì” nella capitale catalana.

Tuttavia, l’opera maggiore, tuttora incompiuta, cui è universalmente legato il nome di Gaudì è il complesso “Basílica i Temple Expiatori de la Sagrada Família”, più noto come “Sagrada Família”, un incarico risalente al 1883 ma cui si dedicò in modo esclusivo dal 1914: un’opera monumentale e complessa di cui non vedrà mai la conclusione: Gaudì muore il 10 giugno 1926 per le conseguenze di un investimento da un tram: i soccorritori, pensando si trattasse di un barbone, prestarono assistenza tardiva e inadeguata.

Solo a morte avvenuta si accorsero che era deceduto il più grande architetto di tutti i tempi.

Pubblicato in Arte | Contrassegnato | Lascia un commento

Il Salottino degli Artisti aspetta tutti il 22 giugno a La Quercia

Viterbo – Tutti invitati a partecipare, alle ore 18 del 22 giugno, al Salottino degli artisti di Viterbo presso il caffè Mama’s de la Quercia.
L’ incontro avrà come tematica la “madre terra”. Gli artisti che prenderanno parte all’evento sono: Enrico Schiralli, poeta e saggista, Luana Sabatini, poeta e pittrice, Sabrina Morbidelli, poetessa, attrice, regista teatrale, cantante, Perla Angeli, poetessa e scrittrice, Rita Mogiotti pittrice, Giorgio Garbrecht pianista, Anna Finaroli, attrice, Maria Pina Arcangeli, attrice, Enrico Concioli, scrittore e filosofo. Gli organizzatori aspettano tutti per trascorrere un’ora all’insegna dell’arte e dell’amicizia.

Pubblicato in Arte, Cultura | Lascia un commento